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Ricerche in cava Bonomi, Cuasso al monte, 2003 - 2005
Last Updated: 13th Jun 2012
Nota: mi fa molto piacere vedere numerose visite a questo articolo, un po' meno vedere porzioni del mio lavoro copiate e incollate in scritti altrui senza che venga citato il MIO.
Gradirei mi venisse riconosciuto quel che mi spetta, almeno come forma di rispetto.
Resto a diposizione per chiarimenti: ste.mercadante@gmail.com
PER CHI VOLESSE E' ON-LINE L'UNICA (AD ORA) MONOGRAFIA SUI MINERALI DI CAVA BONOMI E CUASSO
http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=636209
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Introduzione
Cuasso al Monte è un piccolo paese situato nella Val Ceresio, circa a 10 km a nord di Varese.
La valle ha un andamento NNE – SSW, gli elementi geomorfologici sono riconducibili a fattori strutturali e all'azione erosiva del ghiacciaio abduano, che nell'ultima massima espansione glaciale s'insinuava da Porlezza nell'attuale lago di Lugano fino a raggiungere i limiti settentrionali del varesotto.
Nel 2004 ricevetti il permesso di svolgere una serie di sopralluoghi di ricerca presso la cava Bonomi di Cuasso al Monte, affiancato dal mio compagno di ricerca, il dottor Matteo Guzzo.
In diverse riprese, sotto la supervisione dei signori Bonomi, seguendone le disposizioni venne osservato lo stato di avanzamento dei lavori ed il materiale estratto ai margini del fronte di cava.
L'apice dei ritrovamenti si ebbe in seguito alla volata primaverile di quell'anno, quando l'avanzamento del fronte estrattivo intercettò una serie di manifestazioni idrotermali, testimoniato dall'abbondanza di mineralizzazioni peculiari individuate.
Le cave più importanti di Cuasso al Monte sono la cava Gebel (ex cava Bianchi) e la cava Bonomi, tutt'ora attive, cui l'accesso non è consentito.
Restano dislocate nel territorio circostante numerose località di ricerca, normalmente cave chiuse e dismesse ( le più celebri sono l'ex cava Puricelli, la cava del Laghetto, la cava delle Tormaline), ed altre ex-miniere o assaggi che offrono occasionalmente possibilità di pregevoli ritrovamenti.
Quadro geologico dell'area
L'area di Cuasso al Monte si colloca nel contesto permiano delle vulcaniti a SSW del lago di Lugano (Bakos, Del Moro, Visona, 1990).
Gli elementi geologici, geomorfologici e strutturali riscontrabili permettono di attribuire la messa in posto del granofiro di Cuasso al Monte ad un meccanismo di risorgenza intra-calderica (Acocella et al, 2000), simile per alcuni aspetti a contesti attuali come l'isola d'Ischia o i Campi Flegrei.
Analogie sono riscontrabili anche dalla tipologia delle litofacies presenti sul territorio (Baggio, de Marco, 1960).
I primi studi dei porfidi di Cuasso al Monte attribuirono la genesi a copiosi fenomeni di effusioni laviche che avrebbero ricoperto l'area in età permiana (Fagnani, 1946).
I più recenti studi hanno corretto e modificato tale modello, individuando aree interessate da litofacies tufacee e laviche, ed aree con litofacies granitiche (Baggio, de Marco, 1960).
Tre serie fondamentali sono osservabili sul territorio, riconducibili sulla base del chimismo e della disposizione stratigrafica a tre fasi evolutive dell'apparato vulcanico:
- serie tufaceo-arenacea: ciclo di attività juvenile esplosiva, con presenza nei depositi ignimbritici di clasti di basamento di tipo calcareo e xenolitici.
- serie lavica a felsofiri e porfiriti: ciclo intermedio, con attività pressocchè effusiva, ad energia nettamente inferiore rispetto la precedente.
- serie lavica a porfido quarzifero: periodo conclusivo di attività della struttura calderica, durante cui si è imposto il plutone di Cuasso – Ganna, nel corso della quale il magma ha iniziato un lento processo di raffreddamento e consolidamento.
Ricerche svolte
La tenacia della Formazione rende particolarmente faticosa la lavorazione di roccia e campioni, l'estrazione a volte è particolarmente difficoltosa e non di rado i cristalli si fratturano e danneggiano irreparabilmente.
Tuttavia spesso i risultati ripagano gli sforzi.
In merito a questo articolo verranno trattati i campioni rinvenuti nella cava Bonomi durante le ricerche svolte nel periodo compreso tra il 2003 ed il 2005.
Alcuni tra i più rappresentativi furono estratti nel giugno 2004 da un singolo blocco di quasi un metro cubo di volume, percorso trasversalmente da una potente vena interamente mineralizzata a barite.
Con grande soddisfazione nel punto di massimo spessore la vena si apriva in un'apprezzabile miarola interamente ricoperta di cristalli.
Vennero raccolti diversi campioni, con cristalli di barite dai 5 ai 20 mm, di esiguo spessore e quasi trasparenti, rosati o più frequentemente ricoperti da una sottile patina di ossidi di ferro prodotta dall'alterazione di minuscoli cristalli di pirite presenti in superficie.
Fluorite incolore di dimensioni millimetriche era disposta a spolvero su parecchi campioni, mentre minuscola galena parzialmente alterata è stata osservata saltuariamente, adagiata sui campioni o inglobata nella barite spatica.
I migliori campioni fanno attualmente parte delle rispettive collezioni dei due ricercatori, mentre gli esemplari più rappresentativi rimasti furono portati alla 34esima giornata di scambi organizzata dal GML nel novembre 2004 a Giussano suscitando interesse tra i partecipanti.
Un secondo interessante ritrovamento avvenne nel settembre 2005, con l'individuazione di una geode di dimensioni interessanti, circa 25cm di diametro.
All'interno era presente un gruppo di tre cristalli centimetrici di ortoclasio, di cui uno avente sulla sommità un piccolo cristallo grigio- azzurrognolo di 3-4mm, identificato poi come gadolinite – Y.
Specie mineraliAnkerite: carbonato di Fe e Ca (CaFe(CO3)), vicino alla struttura della dolomite con cui può confondersi, in quanto può contenere una percentuale variabile di magnesio.
Barite: solfato di bario (BaSO4), cristalli di simmetria tipicamente rombica, spesso tabulari, talora perfetti e limpidi, incolori o giallini di 2 x 3 x 5mm, con notevole sviluppo di (001).
Blenda (sfalerite): solfuro di zinco (ZnS), in minuti cristalli o noduli tondeggianti con diametro variabile da 1mm a molto raramente 14, con lucentezza viva e colore rosso cupo.
Calcite: carbonato di calcio (CaCO3), in raggruppamenti o singoli di cristalli romboedrici, talora biterminati, a volte poco trasparenti oppure giallastri.
Dolomite: carbonato di calcio e magnesio (CaMg(CO3)2), presenta analogie strutturali con il gruppo della calcite.
A Cuasso si presenta in romboedri di colore variabile dal bianco al bruniccio, in funzione della presenza più o meno rilevante di ferro, con lucentezza madreperlacea.
Fluorite: fluoruro di calcio (CaF2) in cristalli cubici di dimensioni variabili fino a 25mm di spigolo.
Gadolinite: silicato di berillio, ittrio e ferro (Be2Y2FeO2(SiO4)2) in cristalli opachi di color grigio-azzurrastri o verdiccio, di dimensioni da 1 a 3 mm.
Galena: solfuro di piombo (PbS) di origine idrotermale. Generalmente in piccoli cristalli, di circa 2mm di lato, impiantati su altri minerali.
Molibdenite: solfuro di molibdeno (MoS2).
Si rinviene come minerale idrotermale nelle concentrazioni quarzose frequentemente come sottili lamine flessibili di colore grigio argenteo o grigio piombo.
Ortoclasio: silicato di potassio e allumino (KAlSi3O8) è il minerale più comune nelle cavità miarolitiche del granofiro di Cuasso.
Si presenta in cristalli con colore variabile, dal rosa pallido al rosso mattone.
Quarzo: ossido di silicio (SiO2) è uno dei minerali più diffusi nelle geodi.
Ringraziamenti
Ritengo importante ringraziare in primo luogo i signori Bonomi, padre e figlio, per avermi concesso l'occasione di compiere ricerche nella loro cava: in merito un grazie particolare va al dott. Davide Bonomi con cui ho condiviso il percorso di laurea universitario presso la facoltà di scienze dell'Università dell'Insubria di Como, sempre gentile e disponibile.
Voglio inoltre ringraziare il mio compagno di ricerca, il dott. Matteo Guzzo, e la dott.ssa Lidia Matera della biblioteca universitaria del Politecnico di Como per avermi costantemente incoraggiato nella stesura di questo articolo.
Bibliografia
- Aurisicchio C., De Vito C., Ferrini V., Guastoni A., and Pezzotta F. (1999), Ti-Nb-Ta-Y-REE oxides in the NYF pegmatites of Baveno and Cuasso al Monte, Southern Italy, Canadian Mineralogist, 37, 809-810
- Baggio P.-De Marco L. (1960),La serie basale tardo paleozoica del Varesotto e le mineralizzazioni ad uranio della Valganna, Studi e ricerche della divisione geomineraria, Vol. III Comitato Nazionale per le Ricerche Nucleari, Roma.
- Bakos F., Del Moro A., and Visonà D.(1990) the hercinic volcano-plutonic association of Ganna (Lake Lugano, Central Southern Alps, Italy), European Journal of Mineralogy, 2, 373 – 383.
- Biffi, Sbacchi, Sinelli (2004), Gli arseniati di Cava del Prete e altre novità mineralogiche dal granofiro di Cuasso al Monte (Va), Rivista Mineralogica Italiana, 4, 232-239
- Boriani A., Caironi V., Giobbi Origoni E., and Vannucci R. (1992) the permian intrusive rocks of Serie dei Laghi (western Southern Alps). Acta Vulcanologica, Marinelli Volume, 2, 73 – 86
- Bozzoli R. (1905), Relazione sulla miniera di galena argentifera di Cavagnano (Cuasso al Monte), Tip. Cronaca Prealpina, Varese.
- F. PEZZOTTA,1,* V. DIELLA,2 AND A. GUASTONI (2005),Scandium silicates from the Baveno and Cuasso al Monte NYF-granites, Southern Alps (Italy): Mineralogy and genetic inferences, American Mineralogist, Volume 90, pages 1442-1452
- Fagnani G. (1946), Il porfido quarzifero di Cavagnano, Atti Soc. It. Sci. Nat. Vol. LXXXV
- Fagnani G.-Orsenigo L. (1949), Il granofiro di Boarezzo e le manifestazioni metallifere che lo accompagnano, Atti Soc: It. Sci. Nat. Vol. LXXXVIII
- Gamboni A., Gamboni T., Pileri P. (1996), L'axinite ed i minerali delle cave di granito di “Priatu” (comune di S.Antonio di Gallura, Sassari), Rivista Mineralogica Italiana, 3, 235 – 247
- Guastoni, Pezzotta, de Martin (xxxx) Contributo alla mineralogia del granofiro di Cuasso al Monte: recenti determinazioni su esemplari del MSNM, Rivista Mineralogica Italiana
- Pezzotta F., Diella V., Guastoni A. (1999), Chemical and paragenetic data on gadoline-group minerals from Baveno and Cuasso al Monte, southern Alps: mineralogy and inferences - Am.Min., 84, 782-789
- Pinarelli L., Boriani A., Conticelli S. (1988) Rb-Sr geochronology of the Lower Permian plutonism in the Massiccio dei Laghi, Southern Alps (NW Italy). Rendiconti Società Italiana Mineralogia e Petrografia, 43, 411 – 428.
- Ravagnani D. (1974), I giacimenti uraniferi italiani e i loro minerali, Gruppo Mineralogico Lombardo.
- Scaini G. - De Michele V. - Boscardin M. (1970), Itinerari mineralogici della Lombardia, Natura, vol. 61
- Scaini G. - Spinelli L. (1945), Itinerari mineralogici, ricerca di minerali di piombo in località Boarezzo, Natura, vol 36
- Vignola, Guastoni, Pezzotta (xxxx), Spessartina nelle cavità miarolitiche del granofiro di Cuasso al Monte, Rivista Mineralogica Italiana
- http://www.cavebonomi.it/geologia.htm
Gradirei mi venisse riconosciuto quel che mi spetta, almeno come forma di rispetto.
Resto a diposizione per chiarimenti: ste.mercadante@gmail.com
PER CHI VOLESSE E' ON-LINE L'UNICA (AD ORA) MONOGRAFIA SUI MINERALI DI CAVA BONOMI E CUASSO
http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=636209
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Introduzione
Cuasso al Monte è un piccolo paese situato nella Val Ceresio, circa a 10 km a nord di Varese.
La valle ha un andamento NNE – SSW, gli elementi geomorfologici sono riconducibili a fattori strutturali e all'azione erosiva del ghiacciaio abduano, che nell'ultima massima espansione glaciale s'insinuava da Porlezza nell'attuale lago di Lugano fino a raggiungere i limiti settentrionali del varesotto.
Nel 2004 ricevetti il permesso di svolgere una serie di sopralluoghi di ricerca presso la cava Bonomi di Cuasso al Monte, affiancato dal mio compagno di ricerca, il dottor Matteo Guzzo.
In diverse riprese, sotto la supervisione dei signori Bonomi, seguendone le disposizioni venne osservato lo stato di avanzamento dei lavori ed il materiale estratto ai margini del fronte di cava.
L'apice dei ritrovamenti si ebbe in seguito alla volata primaverile di quell'anno, quando l'avanzamento del fronte estrattivo intercettò una serie di manifestazioni idrotermali, testimoniato dall'abbondanza di mineralizzazioni peculiari individuate.
Le cave più importanti di Cuasso al Monte sono la cava Gebel (ex cava Bianchi) e la cava Bonomi, tutt'ora attive, cui l'accesso non è consentito.
Restano dislocate nel territorio circostante numerose località di ricerca, normalmente cave chiuse e dismesse ( le più celebri sono l'ex cava Puricelli, la cava del Laghetto, la cava delle Tormaline), ed altre ex-miniere o assaggi che offrono occasionalmente possibilità di pregevoli ritrovamenti.
Quadro geologico dell'area
L'area di Cuasso al Monte si colloca nel contesto permiano delle vulcaniti a SSW del lago di Lugano (Bakos, Del Moro, Visona, 1990).
Gli elementi geologici, geomorfologici e strutturali riscontrabili permettono di attribuire la messa in posto del granofiro di Cuasso al Monte ad un meccanismo di risorgenza intra-calderica (Acocella et al, 2000), simile per alcuni aspetti a contesti attuali come l'isola d'Ischia o i Campi Flegrei.
Analogie sono riscontrabili anche dalla tipologia delle litofacies presenti sul territorio (Baggio, de Marco, 1960).
I primi studi dei porfidi di Cuasso al Monte attribuirono la genesi a copiosi fenomeni di effusioni laviche che avrebbero ricoperto l'area in età permiana (Fagnani, 1946).
I più recenti studi hanno corretto e modificato tale modello, individuando aree interessate da litofacies tufacee e laviche, ed aree con litofacies granitiche (Baggio, de Marco, 1960).
Tre serie fondamentali sono osservabili sul territorio, riconducibili sulla base del chimismo e della disposizione stratigrafica a tre fasi evolutive dell'apparato vulcanico:
- serie tufaceo-arenacea: ciclo di attività juvenile esplosiva, con presenza nei depositi ignimbritici di clasti di basamento di tipo calcareo e xenolitici.
- serie lavica a felsofiri e porfiriti: ciclo intermedio, con attività pressocchè effusiva, ad energia nettamente inferiore rispetto la precedente.
- serie lavica a porfido quarzifero: periodo conclusivo di attività della struttura calderica, durante cui si è imposto il plutone di Cuasso – Ganna, nel corso della quale il magma ha iniziato un lento processo di raffreddamento e consolidamento.
Ricerche svolte
La tenacia della Formazione rende particolarmente faticosa la lavorazione di roccia e campioni, l'estrazione a volte è particolarmente difficoltosa e non di rado i cristalli si fratturano e danneggiano irreparabilmente.
Tuttavia spesso i risultati ripagano gli sforzi.
In merito a questo articolo verranno trattati i campioni rinvenuti nella cava Bonomi durante le ricerche svolte nel periodo compreso tra il 2003 ed il 2005.
Alcuni tra i più rappresentativi furono estratti nel giugno 2004 da un singolo blocco di quasi un metro cubo di volume, percorso trasversalmente da una potente vena interamente mineralizzata a barite.
Con grande soddisfazione nel punto di massimo spessore la vena si apriva in un'apprezzabile miarola interamente ricoperta di cristalli.
Vennero raccolti diversi campioni, con cristalli di barite dai 5 ai 20 mm, di esiguo spessore e quasi trasparenti, rosati o più frequentemente ricoperti da una sottile patina di ossidi di ferro prodotta dall'alterazione di minuscoli cristalli di pirite presenti in superficie.
Fluorite incolore di dimensioni millimetriche era disposta a spolvero su parecchi campioni, mentre minuscola galena parzialmente alterata è stata osservata saltuariamente, adagiata sui campioni o inglobata nella barite spatica.
I migliori campioni fanno attualmente parte delle rispettive collezioni dei due ricercatori, mentre gli esemplari più rappresentativi rimasti furono portati alla 34esima giornata di scambi organizzata dal GML nel novembre 2004 a Giussano suscitando interesse tra i partecipanti.
Un secondo interessante ritrovamento avvenne nel settembre 2005, con l'individuazione di una geode di dimensioni interessanti, circa 25cm di diametro.
All'interno era presente un gruppo di tre cristalli centimetrici di ortoclasio, di cui uno avente sulla sommità un piccolo cristallo grigio- azzurrognolo di 3-4mm, identificato poi come gadolinite – Y.
Specie mineraliAnkerite: carbonato di Fe e Ca (CaFe(CO3)), vicino alla struttura della dolomite con cui può confondersi, in quanto può contenere una percentuale variabile di magnesio.
Barite: solfato di bario (BaSO4), cristalli di simmetria tipicamente rombica, spesso tabulari, talora perfetti e limpidi, incolori o giallini di 2 x 3 x 5mm, con notevole sviluppo di (001).
Blenda (sfalerite): solfuro di zinco (ZnS), in minuti cristalli o noduli tondeggianti con diametro variabile da 1mm a molto raramente 14, con lucentezza viva e colore rosso cupo.
Calcite: carbonato di calcio (CaCO3), in raggruppamenti o singoli di cristalli romboedrici, talora biterminati, a volte poco trasparenti oppure giallastri.
Dolomite: carbonato di calcio e magnesio (CaMg(CO3)2), presenta analogie strutturali con il gruppo della calcite.
A Cuasso si presenta in romboedri di colore variabile dal bianco al bruniccio, in funzione della presenza più o meno rilevante di ferro, con lucentezza madreperlacea.
Fluorite: fluoruro di calcio (CaF2) in cristalli cubici di dimensioni variabili fino a 25mm di spigolo.
Gadolinite: silicato di berillio, ittrio e ferro (Be2Y2FeO2(SiO4)2) in cristalli opachi di color grigio-azzurrastri o verdiccio, di dimensioni da 1 a 3 mm.
Galena: solfuro di piombo (PbS) di origine idrotermale. Generalmente in piccoli cristalli, di circa 2mm di lato, impiantati su altri minerali.
Molibdenite: solfuro di molibdeno (MoS2).
Si rinviene come minerale idrotermale nelle concentrazioni quarzose frequentemente come sottili lamine flessibili di colore grigio argenteo o grigio piombo.
Ortoclasio: silicato di potassio e allumino (KAlSi3O8) è il minerale più comune nelle cavità miarolitiche del granofiro di Cuasso.
Si presenta in cristalli con colore variabile, dal rosa pallido al rosso mattone.
Quarzo: ossido di silicio (SiO2) è uno dei minerali più diffusi nelle geodi.
Ringraziamenti
Ritengo importante ringraziare in primo luogo i signori Bonomi, padre e figlio, per avermi concesso l'occasione di compiere ricerche nella loro cava: in merito un grazie particolare va al dott. Davide Bonomi con cui ho condiviso il percorso di laurea universitario presso la facoltà di scienze dell'Università dell'Insubria di Como, sempre gentile e disponibile.
Voglio inoltre ringraziare il mio compagno di ricerca, il dott. Matteo Guzzo, e la dott.ssa Lidia Matera della biblioteca universitaria del Politecnico di Como per avermi costantemente incoraggiato nella stesura di questo articolo.
Bibliografia
- Aurisicchio C., De Vito C., Ferrini V., Guastoni A., and Pezzotta F. (1999), Ti-Nb-Ta-Y-REE oxides in the NYF pegmatites of Baveno and Cuasso al Monte, Southern Italy, Canadian Mineralogist, 37, 809-810
- Baggio P.-De Marco L. (1960),La serie basale tardo paleozoica del Varesotto e le mineralizzazioni ad uranio della Valganna, Studi e ricerche della divisione geomineraria, Vol. III Comitato Nazionale per le Ricerche Nucleari, Roma.
- Bakos F., Del Moro A., and Visonà D.(1990) the hercinic volcano-plutonic association of Ganna (Lake Lugano, Central Southern Alps, Italy), European Journal of Mineralogy, 2, 373 – 383.
- Biffi, Sbacchi, Sinelli (2004), Gli arseniati di Cava del Prete e altre novità mineralogiche dal granofiro di Cuasso al Monte (Va), Rivista Mineralogica Italiana, 4, 232-239
- Boriani A., Caironi V., Giobbi Origoni E., and Vannucci R. (1992) the permian intrusive rocks of Serie dei Laghi (western Southern Alps). Acta Vulcanologica, Marinelli Volume, 2, 73 – 86
- Bozzoli R. (1905), Relazione sulla miniera di galena argentifera di Cavagnano (Cuasso al Monte), Tip. Cronaca Prealpina, Varese.
- F. PEZZOTTA,1,* V. DIELLA,2 AND A. GUASTONI (2005),Scandium silicates from the Baveno and Cuasso al Monte NYF-granites, Southern Alps (Italy): Mineralogy and genetic inferences, American Mineralogist, Volume 90, pages 1442-1452
- Fagnani G. (1946), Il porfido quarzifero di Cavagnano, Atti Soc. It. Sci. Nat. Vol. LXXXV
- Fagnani G.-Orsenigo L. (1949), Il granofiro di Boarezzo e le manifestazioni metallifere che lo accompagnano, Atti Soc: It. Sci. Nat. Vol. LXXXVIII
- Gamboni A., Gamboni T., Pileri P. (1996), L'axinite ed i minerali delle cave di granito di “Priatu” (comune di S.Antonio di Gallura, Sassari), Rivista Mineralogica Italiana, 3, 235 – 247
- Guastoni, Pezzotta, de Martin (xxxx) Contributo alla mineralogia del granofiro di Cuasso al Monte: recenti determinazioni su esemplari del MSNM, Rivista Mineralogica Italiana
- Pezzotta F., Diella V., Guastoni A. (1999), Chemical and paragenetic data on gadoline-group minerals from Baveno and Cuasso al Monte, southern Alps: mineralogy and inferences - Am.Min., 84, 782-789
- Pinarelli L., Boriani A., Conticelli S. (1988) Rb-Sr geochronology of the Lower Permian plutonism in the Massiccio dei Laghi, Southern Alps (NW Italy). Rendiconti Società Italiana Mineralogia e Petrografia, 43, 411 – 428.
- Ravagnani D. (1974), I giacimenti uraniferi italiani e i loro minerali, Gruppo Mineralogico Lombardo.
- Scaini G. - De Michele V. - Boscardin M. (1970), Itinerari mineralogici della Lombardia, Natura, vol. 61
- Scaini G. - Spinelli L. (1945), Itinerari mineralogici, ricerca di minerali di piombo in località Boarezzo, Natura, vol 36
- Vignola, Guastoni, Pezzotta (xxxx), Spessartina nelle cavità miarolitiche del granofiro di Cuasso al Monte, Rivista Mineralogica Italiana
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